#TAC2018 – I video dell’evento – parte seconda

Agile: how to set the ground

Matteo Carella

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Le organizzazioni sono sistemi adattivi complessi: hanno una predisposizione e non sono causali. Vuol dire che non possiamo seguire una ricetta ne best practices, affinchè la nostra cultura Agile cresca sane e genuina. Possiamo però lavorare sulle condizioni al contorno, quelle che preparano il terreno per far si che qualcosa di unico cresca.
Il talk è il frutto di ricerca in ambito di scienza cognitiva, neuroscienza, teoria della complessità e dei sistemi emergenti. Pone il focus su come lavorare sulle condizioni al contorno (individui, ambiente, spazi, interazioni) al fine di predisporre l’organizzazione al successo, ovvero come aumentare le probabilità che un percorso di coaching o cambiamento possa essere più efficace possibile.


 

Come ti cambio l’organizzazione con un Team Agile e un Capo Progetto

Stefania Di Cristofalo

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Quali possono essere gli impatti su una organizzazione complessa quando un Team Agile ha la duplice missione di generare valore, realizzando un prodotto di qualità e quella di contribuire a modificare i processi operativi e il modo in cui si fa assicurazione qualità?
Le grandi organizzazioni del settore bancario e dell’ ingegneria dei sistemi, dato il numero di funzioni (non lean/agile) e il numero di persone coinvolte, non possono prescindere dal seguire processi operativi definiti che garantiscano il rispetto delle normative di settore. In questo caso, può essere selezionato un team agile la cui mission sia non solo generare valore realizzando un prodotto di qualità ma anche diffondere per contagio il cambiamento nell’organizzazione contribuendo a modificare i processi operativi e il modo in cui si fa assicurazione qualità. In questo modo la cultura si diffonde nell’organizzazione creando terreno fertile alle successive iniziative agili.Quando la creazione di valore per il business dell’organizzazione implica l’esplorazione di nuove funzionalità, nuove tecnologie e la conformità a stringenti requisiti di normativa, le funzioni Assicurazione Qualità e Sviluppo vanno a braccetto nel prevenire i rischi e a diffondere l’agilità.


 

Viaggio nel tempo: il coaching dai giorni nostri all’antica Grecia

Davide Roitero, Francesca Martinuzzi

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“Quei tuoi amici dell’Agile, sono simpatici ma quando parlano non capisco una parola. Ho studiato iconologia, leggo libri lunghi e vecchissimi, amo Platone Socrate e Apuleio… ma non basta! Camminiamo, insegna anche a me, spiegami il senso”. Intuivo che il percorso che ci accingevamo ad intraprendere aveva origini antiche.
Pare che il moderno coaching nasca con John Withmore negli anni ‘80. Da allora, attraverso tanti libri e corsi, partendo dal mondo dello sport, ha contaminato anche il mondo Agile. Ma a uno dei miei team, il meno tipico e il più indisciplinato, questo non bastava. Qual è il significato, quale il senso? Ascoltavo e cercavo risposte, ma nessuna bastava mai, anzi suscitava sempre nuove obiezioni, nuove domande. Risuonavano nella mia mente echi lontani e poco a poco si componeva un disegno, ancora nebuloso: cominciavo a intuire che il lavoro con i team nasceva lontano, e da lontano doveva ripartire per trovare il suo centro. Il nostro viaggio a ritroso inizia con questa domanda: “Chi è coach e quale è il suo compito?”. Il formatore insegna, il consulente mette a disposizione la sua esperienza, il mentore aiuta ad applicare nella tua realtà qualcosa di innovativo. Il Coach non ha nulla da insegnare a nessuno ma aiuta ciascuno a comprendere ed esprimere al meglio le proprie potenzialità. Di domanda in domanda, siamo arrivati all’Atene di Pericle; e nella maieutica socratica abbiamo trovato parecchie analogie con le moderne metodologie di coaching. Oggi vorremmo raccontarvi questo viaggio, con un “back to the coaching basics” lungo circa 2500 anni, in cui illustrare le similitudini che abbiamo riscontrato, raccontando alcune delle comuni pratiche di coaching e raffrontandole con quelle di Socrate, tratte da alcuni brevi passi del Teeteto, dialogo -trascritto da Platone- rapporto tra Socrate e il suo discepolo. In 30 minuti, non vi preoccupate!


 

Il Change Management nelle transizioni Agile

Alessio Del Toro

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Adottare un framework di Agile Scaling come SAFe, LeSS o Nexus comporta cambiare in modo significativo l’organizzazione e questo cambiamento deve essere gestito con un piano di Change Management adeguato. Scopriamo come farlo combinando ADKAR e Lean Change, due dei modelli di Change Management più utilizzati.
In questo speech voglio mettere in risalto l’importanza di adottare un modello di Change Management quando ci muoviamo verso un framework di Agile Scaling. Il cambiamento richiesto è importante e spesso si sottovaluta l’impatto sull’organizzazione cosa che può portare verso un fallimento della transizione. Un piano iterativo di comunicazione, sponsorship, coaching, training e resistance management possono aiutare a migliorare nelle 5 aree di ADKAR e rendere la transizione un successo. Per rendere il tutto più chiaro utilizzerò alcuni esempi reali di piano.


 

Da Spaghetti API a Piattaforma Digitale

Giulio Roggero

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La multicanalità è il contesto del Cliente digitale di oggi e le spaghetti API stanno prendendo il sopravvento. Il Business e l’IT sono in prima linea a garantire time-to-market e qualità mettendo sotto stress la struttura organizzativa e le tecnologie. Organizzarsi in modo agile non basta, serve anche una strategia chiara di piattaforma!
La presentazione introduce il problema che oggi le aziende hanno a livello IT: tante applicazioni sparse che accedono ai sistemi core in modo non organico (spaghetti API). Questo comporta: rallentamento del time-to-market, attriti nelle relazioni e prodotti poco coerenti tra di loro. Durante una trasformazione digitale si pensa in primo luogo a riorganizzare persone in modo da snellire i processi. Questo è di sicuro aiuto ma da solo non è sufficiente: se i sistemi sui quali lavorano i team non evolvono i team possono essere agili quanto vogliono ma non riescono a tenere il passo con il mercato. La zavorra del debito tecnico di codice e API a spaghetti non è facilmente ripagabile. E’ necessario cambiare le strategie architetturali e creare un sistema che si possa rifare a pezzi e far evolvere. Vedremo come una strategia di Piattaforma Digitale possa essere a supporto per la trasformazione Agile.


 

Il marketing ha bisogno di essere Agile

Deborah Ghisolfi

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Definire strategie di web marketing è complesso ed è l’Agile Marketing che ci viene in aiuto per rendere trasparenti e misurabili gli obiettivi creando gruppi di lavoro coesi ed efficienti. Agile marketing è diventato uno strumento di lavoro a cui non rinuncio più quando faccio consulenza.
Agile marketing è la risposta alla confusione, allo spreco di energie e alla difficoltà di misurazione.Cosa accade di solito al team Marketing? Si lavora con la direzione per impostare la/le campagne marketing dell’azienda. Si definiscono il budget annuale,  il format, i canali di comunicazione su cui posizionarsi, si calendarizzano le attività dell’anno e poi … panico! Chi fa cosa? Siamo già in ritardo. Il fornitore non ha tempo, i colleghi che devono creare le pagine del sito hanno altro da fare, i colleghi dell’infrastruttura sono impegnati nelle attività di disaster recovery e sorridono scuotendo la testa quando il marketing parla. La bacchetta magica? Non esiste ma L’agile marketing aiuta parecchio.


 

INTERVISTE AGLI SPONSOR – Synesthesia

Abbiamo intervistato gli sponsor principali del TAC2018 e abbiamo posto loro alcune domande

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Daniel

Appassionato, volenteroso e super addicted di Lean e Agile, amo credere che cambieremo il mondo con la sola forza del pensiero! 🙂

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